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Il Lunedì Nero di Wall Street: il più grande crollo giornaliero nella storia della Borsa americana

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

Questo è FINANZA OSCURA il Podcast di Tiscali Risparmio che racconta le crisi e le truffe finanziarie più importanti della storia. In questa puntata parliamo del 19 ottobre del 1987, una delle date più importanti nella storia della finanza mondiale, conosciuta anche come il Lunedì Nero di Wall Street, il crollo giornaliero più grande di sempre per la Borsa americana: ben il 22,6%, oltre 1/5 del valore del mercato.

Un record che molto probabilmente è destinato a durare per sempre perché le vicende di quella drammatica giornata hanno spinto le autorità regolamentari a introdurre degli automatismi che in caso di crollo eccessivo mettono fine alle contrattazioni.

La crisi arrivò improvvisa e ancora oggi non esiste una spiegazione condivisa da tutti sulle cause che hanno scatenato il Lunedì Nero. Esistono però una serie di elementi su cui tutti concordano. Il primo è l’elevato livello delle quotazioni. Nei 5 anni precedenti l’indice Dow Jones aveva più che triplicato il suo valore, passando da 776 punti nell'agosto 1982 a un picco di 2.722 punti nell'agosto 1987, con una crescita di oltre il 247%.

Secondo il premio Nobel per l’economia, Robert Shiller, nei mercati serpeggiava da tempo un forte nervosismo a causa degli elevati livelli raggiunti dagli indici di Borsa. Dominava una potente narrativa che il mercato potesse crollare da un momento all’altro.

La mattina del 19 ottobre le vendite massicce di inizio seduta, dovute anche a motivazioni tecniche, per ragioni puramente emotive fecero esplodere la paura che rapidamente si trasformò in un vero e proprio panic selling.

Le conclusioni di un’indagine commissionata dall’allora presidente americano Ronald Reagan, condivise anche da molti economisti e finanzieri, puntarono il dito sul ruolo decisivo svolto dai sistemi di trading automatico. Impostati per proteggere i portafogli di investimento, i software amplificarono i ribassi immettendo ordini di vendita automatici al raggiungimento di determinati livelli di perdita.

Analogamente a quanto accaduto nel 1929 la crisi di Wall Street contagiò il resto del mondo, mandando a picco tutte le altre più importanti piazze finanziarie. Molti temettero l’inizio di una nuova Grande Depressione.

Questa volta le cose andarono però diversamente. Decisivo fu l’intervento della Federal Reserve, guidata da Alan Greenspan, che forte degli errori commessi dalla Banca centrale americana dopo il crollo del 1929, si affrettò a intervenire rassicurando  tutti sul fatto che avrebbe fornito liquidità sufficiente per gestire la crisi. Il mercato riprese fiducia e gli operatori ripresero gradualmente ad acquistare.

Per recuperare i livelli precedenti il crollo il Dow Jones impiegò meno di 2 anni. Nell’agosto del 1989 le sue quotazioni superarono quelle del 19 ottobre del 1987, dimostrando una notevole resilienza e capacità di ripresa del mercato azionario statunitense. Il crollo del 1987 resta comunque uno dei momenti più importanti nella storia della finanza, un promemoria dell’estrema volatilità che può colpire i mercati finanziari.

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

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