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Il crollo di Wall Street del 1929: la notte più buia del capitalismo

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

Questo è FINANZA OSCURA il Podcast di Tiscali Risparmio che racconta le crisi e le truffe finanziarie più importanti della storia. In questa puntata parleremo del crollo di Wall Street del 1929, che segna l'inizio della Grande Depressione, la più grave crisi economica nella storia del capitalismo, caratterizzata da una durata e da una devastazione senza precedenti.

Giunge al termine di un lungo periodo di boom economico americano noto come “i ruggenti anni Venti” che alimentato da innovazioni tecnologie dirompenti (radio, telefono, energia elettrica) e dallo sviluppo dell’industria automobilistica fa crescere la Borsa di New York di circa il 500% in soli sette anni, nel periodo che va dal 1922 al settembre del 1929, apice della bolla azionaria.

Ad alimentare la bolla contribuisce non solo il generale ottimismo ma anche la politica monetaria fortemente espansiva della Federal Reserve che rende disponibili a banche e cittadini masse rilevanti di liquidità a basso costo, impiegata in larga parte per l’acquisto di azioni a Wall Street.

La corsa dei prezzi e il volume degli scambi accelera ulteriormente all’inizio del 1928 e solamente a settembre del 1929 si assiste a una prima correzione dei prezzi azionari del 17%. I prezzi riescono però a risalire e a recuperare più della metà delle perdite ma il mese successivo, a ottobre, si arriva alla resa dei conti.

La prima giornata drammatica per Wall Street si verifica il 24 ottobre, giorno passato alla storia come il “Giovedì nero”. La seduta inizia in modo tranquillo ma dopo poche ore, senza un motivo scatenante, inizia un forte calo dei prezzi che alimenta un diffuso clima di paura che con il passare dei minuti diventa un vero e proprio panic selling. Il bilancio di fine giornata è nerissimo: l’indice di Borsa chiude con un tonfo dell’11,22% e volumi di scambio record. Negli ambienti finanziari il clima e pesante e incominciano a diffondersi notizie di suicidi tra le file degli speculatori.

Il giorno successivo, il 25 ottobre, negli uffici della JP Morgan si riuniscono i più importanti banchieri newyorkesi. Incontrando i giornalisti rassicurano che le grandi banche sarebbero intervenute per frenare la caduta dei prezzi.

L’ottimismo del mercato dura però poco e il martedì successivo, il 29 ottobre, si arriva al celebre Martedì nero, la giornata di borsa più drammatica in tutta la storia di Wall Street, che segna la definitiva capitolazione del mercato azionario. Travolti dal panico gli investitori fanno crollare il Dow Jones del 12,82%. Nell’arco di 5 giorni, dal 24 al 29 ottobre, Wall Street perde oltre il 23% del suo valore. A crollare non sono però solo i prezzi delle azioni ma anche la fiducia degli investitori. E’ un vero e proprio shock psicologico che chiude definitivamente un’epoca e fa entrare gli Stati Uniti nella Grande Depressione.

La prima conseguenza del crollo di Wall Street è lo scoppio di una crisi bancaria. Il panico si diffonde anche tra i piccoli risparmiatori che in massa di precipitano agli sportelli degli istituti di credito per ritirare il proprio denaro. La corsa agli sportelli è incontenibile e la Bank of the United States, ritenuta un vero e proprio colosso con oltre 400 mila conti deposito, è una delle prime a dichiarare bancarotta.

Dal settore bancario la crisi si estende anche a quello industriale che paga l’impoverimento della media borghesia americana, che nel corso degli anni venti ha investito i propri risparmi in Borsa e che viene economicamente devastata dallo scoppio della bolla speculativa. L’impoverimento della classe media fa crollare la domanda di beni di consumo e manda in crisi il settore industriale che non riesce a gestire l’eccesso di offerta ed è costretto a ridurre la produzione. Tra il 1929 e il 1931 la produzione americana crolla di quasi il 50%. Le aziende licenziano in massa e la disoccupazione sale a livelli drammatici, toccando un picco del 25% nel 1933.

La depressione economica va però ben oltre gli Stati Uniti. La crisi si estende anche al resto del continente americano e a tutte le principali economie europee, con gravi conseguenze non solo economiche ma anche politiche.

Il calo del Dow Jones prosegue anche dopo il 1929. Il minimo di mercato si raggiunge nel 1932. Per tornare ai livelli precedenti al 1929 la Borsa americana deve aspettare fino al 1954.

Per la maggior parte degli storici e degli economisti il crollo di Wall Street è la causa principale della Grande Depressione ma non tutti condividono questa analisi. Per alcuni il crollo borsistico è stato il sintomo e non la causa di una crisi economica già in atto da tempo. Su un punto però tutti sono d’accordo: il crollo del 1929 è stato il momento più drammatico nella storia del capitalismo, la notte più buia.

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

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