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La bolla delle dot-com, quando l’euforia degli investitori divenne irrazionale

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

Questo è FINANZA OSCURA il Podcast di Tiscali Risparmio che racconta le crisi e le truffe finanziarie più importanti della storia. In questa puntata parliamo della bolla delle dot-com che segna gli anni a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio.

Si sviluppa nella seconda metà degli anni ’90 del XX secolo grazie al boom di internet. In soli 5 anni, tra il 1995 e il 2000, l’indice dei titoli tecnologici americani, il Nasdaq, cresce di oltre l’800%. Lo scoppio della bolla inizia nella primavera del 2000. La correzione è lunga e dura fino a ottobre del 2022 con il Nasdaq che arriva a perdere il 78% del valore massimo raggiunto il 10 marzo del 2000.

La bolla è strettamente legata all’avvento della new economy, ovvero alla nascita e allo sviluppo delle aziende tecnologiche nate dopo l’arrivo di internet e più in generale delle tecnologie digitali. Aziende chiamate dot-com proprio per indicare il suffisso utilizzato nei siti web.

Il momento di inizio della new economy è considerato il 1994, e per la precisione la quotazione in Borsa di Netscape, ovvero della società che ha sviluppato il primo browser commerciale per internet.

Lo sviluppo della new economy crea grandi aspettative sulle prospettive future del settore e alimenta massicci acquisti dei titoli tecnologici. Investimenti effettuati però senza tener conto dei tradizionali indicatori di redditività, come i ricavi e gli utili, utilizzati per valutare le aziende operanti nei settori tradizionali.

Uno dei risultati più eclatanti di questi anni è il successo delle IPO ovvero delle quotazioni in Borsa di nuove società. Aziende che non hanno mai fatto un profitto riescono comunque a conquistare la fiducia degli investitori e vedono lievitare il loro valore di mercato.

Ad alimentare la bolla contribuiscono altri tre fattori. Il primo è il basso costo del denaro ovvero i bassi tassi di interesse. Il secondo il boom dei venture capital e dei loro investimenti nelle startup. Il terzo, infine, il boom dell’informazione finanziaria televisiva che svolge un ruolo fondamentale nello spettacolizzare la bolla e incoraggiare i piccoli investitori a investire nelle aziende tecnologiche.

Nel 1999 il valore del Nasdaq accelera ulteriormente. A ottobre la capitalizzazione di mercato dei 199 titoli internet monitorati da Morgan Stanley è di ben 450 miliardi di dollari a fronte di un fatturato complessivo di queste società di soli 21 miliardi e perdite collettive di 6,2 miliardi. Il dubbio non è più sull’esistenza o meno della bolla ma solamente sulla sua dimensione e sulle tempistiche della sua esplosione.

Da anni, esattamente dal dicembre 1996, il presidente della Federal Reserve, Alan Greespan, ammonisce gli investitori parlando di “euforia irrazionale” dei mercati e di aumento dei prezzi delle azioni sproporzionato rispetto ai fondamentali economici delle aziende. Le sue parole cadono però nel vuoto. Nel tentativo di frenare la folle corsa dei mercati Greenspan decide di aumentare i tassi di interesse: tre volte nel corso del 1999 e due volte all’inizio del 2000.

L’aumento dei tassi produce un effetto molto importante. Senza più la disponibilità di denaro a basso costo e di fronte agli ennesimi bilanci deludenti pubblicati dalle aziende del settore tecnologico, a marzo del 2000 la speculazione finalmente si ferma. A fine aprile l’indice Nasdaq perde il 24% ovvero quasi un quarto del suo valore. Ma è solo l’inizio di una correzione profonda e dolorosa che si conclude solamente a ottobre del 2022, con il Nasdaq in calo del 78% rispetto al massimo raggiunto il 10 marzo 2000, oltre i 5 mila punti.

Moltissime aziende falliscono. Anche colossi e veri e propri simboli delle new economy come Cisco arrivano a perdere addirittura l’86% rispetto ai massimi del 2000. E’ una distruzione di ricchezza con pochi precedenti paragonabili nella storia del capitalismo. Per rivedere gli stessi livelli del marzo 2000 il Nasdaq deve aspettare ben 15 anni. L’indice ritorna sopra 5 mila punti solamente a fine aprile del 2015.

Non tutta l’esperienza della new economy è però da buttare via. Alcune aziende come Amazon, eBay e Cisco sopravvivono allo scoppio della bolla speculativa. Ma l’aspetto più rilevante è che la cultura imprenditoriale e le tecnologie nate in quegli anni giocano un ruolo fondamentale nei primi decenni del XXI secolo, favorendo la nascita di ulteriori innovazioni dirompenti e di nuovi protagonisti del settore tecnologico mondiale.

 

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

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