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Podcast: lo Schema Ponzi. La truffa più celebre della storia è opera di un italiano

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

Questo è FINANZA OSCURA il Podcast di Tiscali Risparmio che racconta le crisi e le truffe finanziarie più importanti della storia. In questa puntata parleremo di Charles Ponzi, truffatore diventato celebre in America con il suo Schema ma di origine italiana.

Ponzi nasce a Lugo, in provincia di Ravenna, il 3 marzo 1882 e viene registrato all’anagrafe con un nome lunghissimo: Carlo Pietro Giovanni Guglielmo Tebaldo. I primi anni della sua vita sono difficili da ricostruire. Si sa che cresce a Parma, trova un impiego alle Poste e si iscrive senza successo all’Università. Nel 1903 si imbarca per gli Stati Uniti dove arriva con soli 2 dollari e cinquanta centesimi in tasca, dopo aver perso in scommesse tutti i suoi risparmi durante il viaggio in nave.

E’ sveglio e impara presto l’inglese ma per vivere è costretto a lavorare come lavapiatti in un ristorante dove la notte dorme sul pavimento. Riesce a farsi promuovere cameriere, ma viene presto licenziato per piccoli furti e perché imbrogliava i clienti sul resto. Nel 1907 si sposta a Montreal, in Canada, dove riesce a cambiare vita. Diventa consulente del Banco Zarossi, una banca che gestisce i risparmi degli immigrati italiani che arrivano in città.

Al Banco Zarossi  Ponzi apprende lo schema di una truffa che qualche anno dopo diventerà celebre in tutto il mondo con il suo nome. La banca si trova in gravi difficoltà economiche a causa di alcuni prestiti immobiliari sbagliati e non potendo utilizzare gli utili sul capitale investito, per pagare gli interessi ai clienti usa i depositi dei nuovi correntisti. Il Banco non riesce a evitare il fallimento. Ponzi si ritrova senza lavoro e commette il suo primo crimine finanziario: si intesta un assegno di un ex cliente della banca falsificando una firma, ma viene scoperto e condannato a tre anni di carcere. Torna in libertà nel 1911 e decide di tornare negli Stati Uniti dove però finisce nuovamente in carcere per due anni a causa del suo coinvolgimento in un progetto di immigrazione clandestina.

Dopo la seconda liberazione si sposta a Boston. Per vivere si occupa di diversi progetti. Il più importante è la redazione di una “Guida commerciale” che contiene indirizzi utili per chi vuole intraprendere affari commerciali in America. Ponzi riceve una lettera da una società spagnola che chiede informazioni sul volume. La lettera contiene un buono postale di risposta internazionale (in inglese reply coupon) che consente di ottenere un francobollo per inviare la busta di risposta. E’ la scintilla che fa nascere la truffa che lo ha reso celebre in tutto il mondo.

Ponzi scopre che il costo di questi buoni postali di risposta varia da paese a paese ed è più basso nelle nazioni dove il costo della vita è inferiore rispetto agli Stati Uniti, come Spagna e Italia. Si crea dunque una opportunità di arbitraggio ovvero acquistare i buoni all’estero dove costano meno per poi riscattarli in America sotto forma di francobolli a un valore più alto. Ponzi calcola che l’arbitraggio sui buoni postali avrebbe potuto generare profitti anche del 100%. Per cogliere l’opportunità decide di realizzare un piano che prevede l’invio di soldi all’estero presso un mandatario che ha il compito di acquistare i reply coupon e di spedirli negli Stati Uniti dove sarebbero stati prima scambiati in francobolli e poi rivenduti.

Ponzi però non si accontenta di fare piccole operazioni di arbitraggio individuali. Costituisce una società, la Securities Exchange Company, e inizia a promuovere il suo sistema tra gli immigrati italiani promettendo profitti del 50% in 90 giorni. Lo schema funziona. Gli investitori ricevono ingenti guadagni e la voce si sparge. Ponzi assume agenti per promuovere lo schema e in poco tempo vede il suo business lievitare. A febbraio del 1920 il capitale del finanziere di origine italiana ammonta a 5 mila dollari. A marzo arriva a 30 mila, a maggio 420 mila. Ponzi deposita il denaro nella Hanover Trust Bank e riesce a prendere il controllo della banca diventando milionario. Ricchezza che viene ostentata pubblicamente con abiti costosi, auto e case di lusso. Ponzi diventa una vera e propria celebrità, con articoli nei giornali e nelle riviste alla moda. Le persone si fidano di lui, gli affidano tutti i loro risparmi e arrivano persino a ipotecare la casa pur di partecipare al suo schema di investimento.

Ma dietro l’apparenza scintillante si cela l’inganno. Ponzi non usa i fondi in arrivo per acquistare buoni postali ma per pagare i rendimenti agli investitori precedenti. Lo schema non può però reggere all’infinito e rapidamente arriva il momento in cui la Securities Exchange Company è costretta a pagare molti più soldi di quelli che incassa dai nuovi clienti. Il crollo inizia nel mese di agosto e a innescarlo è una inchiesta giornalistica del Boston Post che fa luce sullo schema della truffa. Gli investitori in massa si precipitano a prelevare i loro soldi e per il finanziere è la fine. Ponzi viene arrestato e accusato di frode fiscale.

Il 1 novembre del 1920 è dichiarato colpevole e viene condannato alla pena di cinque anni da scontare in una prigione federale. Viene rilasciato dopo tre anni e sei mesi. Uscito dal carcere si trasferisce in Florida dove sotto falso nome organizza una nuova truffa nel settore immobiliare. Anche questa volta viene scoperto e arrestato per frode. Nel 1934 finisce di scontare le sue condanne. All’uscita dal carcere lo attende una folla inferocita. Non avendo mai ottenuto la cittadinanza americana viene rispedito in Italia dove tenta di replicare diverse volte lo schema, ma senza fortuna. Si trasferisce in Brasile, a Rio de Janeiro, dove trascorre gli ultimi anni della sua vita in povertà. Muore nel paese sudamericano nel 1949.

L'espressione “Schema Ponzi” è diventata universalmente sinonimo di truffa finanziaria, in cui i rendimenti degli investitori precedenti sono pagati con i soldi provenienti dai nuovi investitori, senza alcuna attività sottostante che generi reddito reale. Questo meccanismo fraudolento non è stato in realtà inventato dal finanziere italiano, casi analoghi sono documentati già nel 1800, ma la sua incredibile vicenda personale gli è valsa la paternità della truffa.

 

 

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