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La bolla immobiliare della Florida: quando anche il prezzo delle paludi salì alle stelle

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

Questo è FINANZA OSCURA il podcast di Tiscali Risparmio che racconta le crisi e le truffe finanziarie più importanti della storia. In questa puntata parleremo della bolla immobiliare della Florida, l’evento finanziario americano più importante degli anni Venti prima del grande crollo di Wall Street del 1929.

La Bolla immobiliare della Florida inizia a partire dal 1920 e termina rovinosamente nel 1926. Gli anni Venti, noti anche come gli “anni ruggenti” rappresentano uno snodo fondamentale nella storia degli Stati Uniti in quanto grazie ai progressi tecnologici dei decenni precedenti e al boom economico gli americani medi incominciano a cambiare radicalmente stile di vita. L’ottimismo della società è ai massimo e un numero sempre maggiore di persone inizia ad acquistare automobili, case di proprietà sempre più belle, abiti raffinati e inizia a viaggiare per piacere.

La moda delle villeggiature porta molti americani a scoprire la Florida, lo Stato più a sud della costa Est, che vanta un mare caraibico e un clima tropicale. In breve tempo tutta l’America incomincia a parlare di questo Stato come “il paradiso tropicale americano” e le pubblicità che ne esaltano la bellezza  spuntano anche a Time Square, nel cuore di New York.

La ricchezza in cerca di investimenti si concentra sulla Florida favorendo la nascita di un boom immobiliare senza precedenti nella storia americana. Parte la corsa all’acquisto di terreni lungo le coste con l’obiettivo di costruire hotel, ristoranti, casinò e altre attrazioni per i turisti provenienti da tutte le parti dell’America.

La corsa dei prezzi dei terreni è senza freni, il valore raddoppia o triplica in pochissimo tempo, e si estende anche alle zone interne lontane dal mare e dalla grandi città come Miami e Tampa. Si arriva al punto che vengono messi in vendita anche i terreni paludosi a conferma che l’unico intento dell’acquisto è ormai solo quello speculativo.

Come tutte le bolle speculative anche quella immobiliare della Florida non può durare all’infinito. Gli eventi che portano al suo scoppio sono due incidenti non prevedibili. Il primo avviene nel gennaio del 1926 quando la nave Prinz Valdemar, destinata a diventare un hotel galleggiante, si arena nel canale di Miami rendendo impossibile l’accesso alla città via mare e bloccando la principale via di rifornimento.

L’isolamento della città è un primo campanello d’allarme: la Florida non è un paradiso tropicale privo di rischi. La notizia e le foto del relitto della nave producono un primo effetto psicologico negativo sugli investitori. L’evento che però fa scoppiare definitivamente la bolla si verifica otto mesi più tardi, a settembre del 1926, quando un uragano devastante si abbatte sulle coste della Florida distruggendo 13 mila abitazioni e facendo più di 400 vittime.

Lo shock per la brutalità dell’uragano innesca una forte ondata di vendite che in breve tempo fa implodere la bolla speculativa cancellando gli eccessi a cui era arrivata. Migliaia di investitori perdono ingenti somme, centinaia di progetti immobiliari falliscono restando incompiuti. Lo Stato della Florida cade in crisi profonda con 3 anni di anticipo rispetto al resto del Paese che nel 1929 farà i conti con il crollo di Wall Street e con l’arrivo della Grande Depressione.

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

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