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Fisco, arriva il concordato preventivo biennale per autonomi e piccole imprese. Economista Reichlin: "Stato rinuncia a controlli e pone ricatto"

Le nuove norme approvate in Cdm riguarderanno partite Iva e imporranno un tetto del 10% di incremento ricavi rispetto alla dichiarazione dell’anno precedente. CGIL: "Si favorisce, anziché contrastare, evasione"

Carlo Ferraiolidi Carlo Ferraioli   
Fisco, arriva il concordato preventivo biennale per autonomi e piccole imprese. Economista Reichlin: 'Stato rinuncia a controlli e pone ricatto'
Foto Ansa

Il concordato preventivo biennale ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei Ministri. Il testo approvato ha recepito le osservazioni contenute nei pareri delle Commissioni parlamentari: è stato infatti eliminato il riferimento al punteggio otto degli Isa, gli indici di affidabilità fiscale per accedere al concordato. A seguito di questa modifica, la platea dei potenziali interessati alla nuova misura sono i 2,5 milioni di contribuenti che si trovano già nel regime Isa. L'idea di fondo è che attraverso questo strumento il legislatore possa di instaurare dei rapporti di tipo diverso tra l’Agenzia delle Entrate e i contribuenti. L'auspicio è che la parola d’ordine sarà 'collaborazione', soprattutto con i titolari di partita Iva, che producono regolarmente redditi di impresa o di lavoro autonomo.

Il provvedimento aveva infatti dei criteri d’accesso molto ristretti. Questo a dispetto dei propositi che erano stati previsti attraverso la Legge n. 111/2023, anche conosciuta come Legge Delega di Riforma Fiscale. I criteri previsti in un primo momento ne avrebbero limitato fin troppo l’accesso, ed è questo il motivo per il quale si è arrivati alla modifica. Ciò ha però causato la pronta reazione delle associazioni di categoria, che hanno fatto riferimento alle nuove misure parlando di una legittimazione per tutti quelli che - con buona probabilità - approfitteranno di esse per continuare ad evadere e farlo anzi di più.

Foto Ansa

CGIL, Ferrari: "Strumento peggiorativo e iniquo"

“Il concordato preventivo biennale previsto nel Decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri è addirittura peggiorativo rispetto allo schema originario” sono state le parole del segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari. “In Italia - ha ricordato il dirigente sindacale - l’evasione sfiora i 90 miliardi di euro all’anno e la propensione ad evadere il fisco di autonomi e imprenditori è stimata dal Mef al 70%. Ed è proprio a loro che il Governo offre la possibilità di concordare un reddito su cui pagare le imposte nei successivi due anni, compreso chi è considerato poco affidabile secondo gli Indicatori sintetici (Isa)”.

“Il rischio - ha ammonito in conclusione Ferrari - è che l’Agenzia delle entrate proponga a questi contribuenti un reddito imponibile sulla base delle ultime dichiarazioni, con l’effetto di cristallizzare un'evasione fiscale di massa, che diventerebbe non più accertabile né punibile. Il tutto a spese di quegli autonomi e imprenditori che invece si sono comportati correttamente e - soprattutto - di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati che, con la trattenuta alla fonte, pagano tutto il dovuto”.

Christian Ferrari, segretario confederale CGIL

Le novità presentate

Come detto, verrà estesa la possibilità di accedere a questo strumento a tutte le imprese e a tutti i professionisti, quindi anche a quanti abbiano ottenuto un punteggio ISA inferiore a 8; quando il concordato sarà a regime, nel 2025, sarà possibile accedervi entro il 15 ottobre. Viene previsto quindi un termine più lungo rispetto a quello originario; l’Agenzia delle Entrate non dovrà – nel momento in cui formula la proposta di concordato preventivo biennale – attenersi al tetto del 10% di incremento dei ricavi rispetto alla dichiarazione dei redditi presentata dal contribuente l’anno precedente, ma potrà elaborare una proposta difforme rispetto alle risultanze della dichiarazione dei redditi: in questo caso la difformità dovrà essere giustificata. Ma, soprattutto, dovrà essere concessa al contribuente la possibilità di avviare un contraddittorio, prima che una proposta definitiva venga formulata.

Chi potrà accedervi e gli ultimi dubbi sui regimi forfettari

I contribuenti che potranno beneficiare della misura saranno quelli per i quali potranno essere applicati gli ISA, lo strumento sarà invece interdetto per tutti coloro i quali risulterà mancante la presentazione della dichiarazione dei redditi per almeno uno dei tre periodi d’imposta precedenti; per quanti avranno raggiunto condanne per un qualsiasi reato connesso alle imposte sui redditi, sul valore aggiunto, sul falso in bilancio, sul riciclaggio o impiego di denaro, di beni o di utilità di provenienza illecita. Possono altresì aderire al concordato anche i titolari di partita Iva in regime forfettario, anche se per questa categoria di contribuenti il Senato ha sottolineato che l’applicazione avverrà prima in via sperimentale. Non solo, è stata valutata l’ipotesi che la proposta fosse formulata in questi casi per un solo anno.

Ma sorge così una domanda molto importante: cosa succede se, nel primo anno di adesione, il contribuente supera gli 85.000 euro di incassi? Quale imposta dovrà venire applicata? Quella sostitutiva a cui hanno diritto i contribuenti in regime forfettario o l’Irpef e le relative addizionali? Il dubbio si proporrà nell’immediato, qualora il contribuente dovesse superare la soglia dei 100.000 euro.

L'economista Luiss Pietro Reichlin

Economista Reichlin: "Con concordato lo Stato rinuncia a controllare e mette in atto un ricatto"

"A mio avviso con il concordato c'è l'ennesima prova che lo Stato un po' rinuncia alle sue funzioni di accertamento perché in sostanza non è in grado di controllare tutti. Non verrà instaurato - a differenza di quanto in molti stanno dicendo nelle ultime ore - alcun nuovo dialogo tra i contribuenti e l'Agenzia delle Entrate: qui si sta solo dicendo che lo Stato non è in grado accertare e si vuole garantire un gettito sicuro per i prossimi due anni". È severo l'economista Luiss, Pietro Reichlin, nel descrivere le ultime misure approvate in termini di fiscalità e con focus specifico sulle partite IVA e sulla possibilità di concordare preventivamente, su base biennale, le tasse da pagare da parte dei contribuenti nei confronti dell'Agenzia delle Entrate.

"E a questo punto, sottolinea Reichlin, c'è uno 'scambio-ricatto': io Stato ti dico 'presumo che tu guadagnerai un tot., una certa cifra, e tu accetti l'imposta che ne deriva: in cambio io non ti faccio accertamenti', ma questo è un rapporto malato che si verrà a creare tra il Fisco e i cittadini". "Tra l'altro - prosegue Reichlin - la stessa Meloni ha da sempre denunciato il ruolo del 'pizzo di Stato', e poi è proprio lei a decidere come far pagare i cittadini, un po' un ricatto no?"

L'economista si riferisce al fatto che, in tal modo, lo Stato si scaricherà di ogni responsabilità nel porre in essere dei controlli capillari verso i cittadini a patto di concordare una certa cifra che è sicuro entrerà nelle proprie casse da qui ai prossimi 48 mesi. "Chiaro è che chi deciderà di aderire è perché evidentemente gli conviene. Magari anche chi è più scettico e restio alla misura, chi magari non è sicuro del fatto che potrà guadagnare di più o di meno, per i prossimi due anni aderirà comunque perché c'ha paura e si dice 'intanto comunque l'Agenzia delle Entrate non mi farà accertamenti, quindi sto tranquillo'. Se ci pensiamo bene, è un ricatto".

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