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Bankitalia: dal Superbonus benefici sul Pil inferiori ai costi. La misura ha anche "creato debito"

Secondo lo studio, a fronte di una spesa di 170 miliardi non c'è stato il ritorno sperato. E si registra una perdita secca di 45 miliardi per interventi che si sarebbero fatti anche senza incentivi

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Bankitalia: dal Superbonus benefici sul Pil inferiori ai costi. La misura ha anche 'creato debito'

Il Sperbonus 110% non si è autofinanziato e nell'erogazione degli incentivi si conta uno spreco di ben 45 miliardi di euro. E' quanto certifica Bankitalia analizzando la misura simbolo del governo Conte 2, costata oltre 170 miliardi tra il 2021 e il 2023, ovvero circa 3 punti di Pil. Un quarto della spesa relativa agli investimenti sussidiati si attribuisce a interventi edilizi che, spiegano i ricercatori della Banca d'Italia in uno studio, si sarebbero realizzati comunque, senza alcun bisogno di incentivi pubblici. Questa "perdita secca" di 45 miliardi è ora certificata per la prima volta. E non è tutto, perché secondo Via Nazionale le misure non si sono autofinanziate: le entrate fiscali generate dai bonus sono state significativamente inferiori al loro costo, aumentando ulteriormente il debito pubblico che verrà rimborsato in futuro.

La crisi del settore edilizio e i bonus

Rileva Bankitalia che a fronte della crisi del settore edilizio a partire dagli anni 2010 per motivi strutturali e ciclici, con un aggravamento negli anni del Covid, i bonus edilizi come il bonus facciate (90% di detrazione fiscale) e anche il bonus 110 abbiano avuto un ruolo importante nel rilancio del settore. Ma l'altro lato della medaglia è l'elevato costo per le finanze pubbliche senza che siano state generate parimenti entrate fiscali sufficienti per coprire i costi. 

Il paper dei ricercatori della Banca d'Italia che prende in esame l'impatto economico dei due crediti di imposta, attivi a partire dalla seconda metà del 2020, insomma, non lascia dubbi. La ricerca confronta l'andamento della spesa per investimenti residenziali dell'Italia con quello di alcuni Paesi europei che non avevano adottato programmi simili e sottolinea come "il moltiplicatore fiscale" della misura "sia stato inferiore all'unità". Le due misure, ricordano i ricercatori dell'istituto centrale, hanno comportato una spesa di oltre 170 miliardi nel periodo 2021-23 (circa il 3 per cento del Pil in media d'anno). 

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