TFR in azienda: ecco perché conviene

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by MoneyFarm

Quando si considera la propria pensione, molto spesso ci si dimentica di sfruttare a pieno il trattamento di fine rapporto. Il TFR è una componente dello stipendio dei lavoratori dipendenti che viene accantonata dal datore di lavoro. Il lavoratore può scegliere se lasciare questa componente dello stipendio in azienda o in alternativa richiedere di trasferirla in un prodotto di previdenza complementare.

Ma qual è la scelta conveniente? In questo articolo proveremo a spiegare le ragioni per cui investire il proprio TFR in un prodotto di previdenza complementare potrebbe rivelarsi la soluzione migliore per i lavoratori.

I vantaggi della previdenza per il TFR

Ma quali sono le ragioni che rendono più conveniente optare per la previdenza piuttosto che lasciare il TFR in azienda. Ci sono principalmente due ragioni:

  • Il primo vantaggio è legato alle tasse: il TFR lasciato in azienda viene tassato al momento dell’incasso secondo l’aliquota Irpef al quale è soggetto il lavoratore.  Se invece il TFR viene investito in uno strumento di previdenza complementare, vale l’aliquota agevolata che può variare dal 15% al 9% a seconda degli anni di contribuzione. Queste aliquote sono nella maggior parte dei casi molto più convenienti rispetto a quelle a cui sarebbe sottoposto il lavoratore.
  • Il secondo aspetto da considerare è quello della rivalutazione del capitale. Se si lascia il Tfr in azienda esso si rivaluta secondo un tasso equivalente alla media mobile del PIL italiano degli ultimi 5 anni. Sappiamo bene che, considerato l’andamento del Pil italiano di recente, le prospettive di crescita potrebbero non essere esaltanti e, nel lungo periodo, sono storicamente di molto inferiori alla performance dei mercati finanziari, al quale ci si esporrebbe investendo in uno strumento di previdenza.

Quanto si può perdere lasciando il Tfr in previdenza?

Nella tabella qui di seguito abbiamo simulato la differenza nel valore finale tra un lavoratore che ha lasciato il TFR in azienda e un lavoratore che ha investito in una linea bilanciata attraverso la previdenza, dai 25 fino ai 67 anni. Abbiamo immaginato un lavoratore con un reddito di 2.000 euro netti in un’azienda fino a 50 dipendenti.

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Come si può notare, l’investimento nel fondo pensione sarebbe stato conveniente nella maggior parte dei casi con un beneficio incrementale a seconda dell’età. Un lavoratore di 40 anni che guadagna 2000 euro netti in un’azienda con meno di 50 dipendenti può avere accumulato più del doppio del capitale investendo nella previdenza piuttosto che lasciare il TFR in azienda. Una differenza stimata del 110%.

Se avessi ancora il Tfr in azienda potresti valutare di trasferirlo al più presto in un fondo di previdenza integrativa.  Scopri il piano pensione Moneyfarm

Come abbiamo effettuato le stime? Elaborazioni smileconomy ottobre 2021 – Stime con metodo rolling ex-post delle ultime 240 osservazioni mensili, per intervalli di 120 mesi, su livello di probabilità al 50%; linea bilanciata 30% FTSE EMU Government Bond Index – 70% MSCI World; costi medi ISC fondi aperti – COVIP 2020, in funzione della durata; coefficienti di trasformazione in rendita IPS55 TT0%; tutti i valori sono al netto della fiscalità ed espressi in termini reali, al netto dell’inflazione.

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