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La sugar tax ormai è una barzelletta, perché andrebbe semplicemente abolita

Il governo ha rinviato l'applicazione al 2025. E' stata introdotta con la Legge di Bilancio del 2020 ma non è mai entrata in vigore

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
La sugar tax ormai è una barzelletta, perché andrebbe semplicemente abolita

Anche per quest’anno la sugar tax va in soffitta. La commissione Finanze del Senato ha dato il via libera allo slittamento di un anno dell’imposta che quindi non scatterà a luglio del 2024 come previsto. La tassa non è frutto dell’attuale esecutivo in quanto è stata introdotta dal governo Conte con la Legge di Bilancio 2020. Fino a ora non è mai entrata in vigore.

Cosa è la Sugar Tax? Per chi non conosce l’inglese (e in Italia è la maggioranza) è la tassa sullo zucchero. E’ una imposta specifica sulle bevande zuccherate ovvero bibite gassate, succhi di frutta, energy drink e bevande sportive. L’obiettivo è nobile: scoraggiare il consumo di bevande nocive per la salute, perché come noto l’eccesso di zucchero fa male.

La tassa però non è priva di conseguenze dato che introduce un rincaro di 5 centesimi a litro (dimezzati rispetto ai 10 iniziali) per i prodotti finiti ovvero per le bevande che si acquistano al bar o nei supermarket. Aumento che ha sollevato la protesta delle imprese e dei sindacati del settore, uniti (almeno per una volta) nel denunciare gli effetti negativi sulla filiera produttiva. 

A questo c’è poi da aggiungere l’impatto sulle tasche dei cittadini, quantomeno di quelli (molto probabilmente la maggioranza) che non riducono il consumo di bibite gassate o succhi di frutta solo perché costano 5 centesimi in più al litro. L’inefficacia della misura nel contrastare il consumo delle bibite “nocive” è uno dei cavalli di battaglia di chi contesta la tassa.

Per valutare l'opportunità di introdurre oggi la sugar tax bisogna anche tener conto di una variabile economica non secondaria: l'inflazione. Quando è stata introdotta dal governo Conte l’Italia aveva alle spalle anni e anni di bassa inflazione. Le cose però proprio a partire dal 2020 sono profondamente cambiate a causa del Covid e della guerra in Ucraina. In Italia la corsa dei prezzi è esplosa.

Secondo i dati Istat  l’inflazione cumulata del 2022 e del 2023 stati pari al 13,8%. E il carrello della spesa non è stato certamente esente dalla fiammata inflazionistica. Nella realtà dei fatti una “sugar tax” c’è già stata perché oggi le bibite zuccherate costano molto di più rispetto al 2020.

Il problema è stato risolto? No, dato che ancora si pensa a introdurre la tassa per favorire abitudini alimentari più sane. E l'esperienza dei paesi in cui una sugar tax è stata già applicata ci dice che fondamentalmente è un palliativo. In Messico, per esempio, il consumo di bibite gassate si è ridotto di appena il 7,6%. Qualcuno potrebbe dire che  è meglio di niente, ma nessuno può avere il coraggio di affermare che è la soluzione definitiva. 

L'errore di fondo è pensare di risolvere con la leva fiscale un problema che ha una causa culturale e non economica. Il consumo di bibite zuccherate si riduce solamente se le persone (in particolare i giovani) capiscono che fanno male alla salute. E per far capire questo servirebbero massicce campagne di sensibilizzazione sui mezzi di comunicazione pubblici e formazione continua nelle scuole. Non ci sono scorciatoie.  

 

 

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
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