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Nuovo Patto di Stabilità: una sconfitta per i politici italiani, una vittoria per i cittadini

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
Nuovo Patto di Stabilità: una sconfitta per i politici italiani, una vittoria per i cittadini

Dopo trattative estenuanti è arrivato l’accordo sul nuovo Patto di Stabilità e Crescita europeo che fissa le nuove regole di bilancio da rispettare. Si è arrivati al testo finale grazie all’accordo tra Germania e Francia, ovvero grazie al compromesso tra il rigore richiesto da Berlino (e dagli altri paesi frugali del Nord Europa) e la richiesta di vincoli non troppo stringenti di Parigi e degli altri paesi mediterranei. Non è l’accordo voluto dall’Italia che chiedeva regole ancora più morbide. Ma alla fine il governo italiano si è ritrovato isolato e ha dovuto cedere. 

Cosa prevedono le nuove norme? Il primo punto importante è che il paesi come l’Italia che hanno un debito pubblico superiore al 90% dovranno ridurre il deficit all’1,5% entro 4 o 7 anni. Senza entrare nei tecnicismi si tratta di tagliare la spesa di circa 10 miliardi all’anno rispetto ai livelli attuali. Raggiunto il traguardo del deficit all’1,5% bisognerà poi abbassare il debito pubblico dell’1% ogni anno e questo comporta un’altra sforbiciata alla spesa pubblica di circa 20 miliardi di euro l’anno se la crescita dell’economia rimane sui livelli attuali.

Per i paesi che non rispettano le regole del nuovo Patto di Stabilità scatta la procedura europea che impone restrizioni all’uso dei fondi pubblici. Le spese dovranno essere concordate con la Commissione europea. Tradotto in termini più chiari: commissariamento e perdita di autonomia nella politica economica. 

"E' stato trovato un compromesso di buonsenso, il Patto è migliorativo rispetto al passato" ha dichiarato la premier Giorgia Meloni non riuscendo però a nascondere la sua delusione, soprattutto per il fatto che gli investimenti nelle tecnologie verdi e digitali non sono state escluse dal calcolo del deficit, come richiesto dal nostro Paese.

E’ evidente che il varo del nuovo Patto di Stabilità è stata una sconfitta per il governo di centro destra e più in generale per l’intera classe politica italiana, perché nei prossimi anni chiunque sarà al governo avrà minori margini di manovra nella gestione della spesa pubblica. Ma questo punto rappresenta una vittoria per i cittadini italiani perché la nostra classe politica (da destra a sinistra nessuno escluso) negli ultimi anni ha dimostrato una pessima capacità di gestione dei fondi pubblici. Le regole europee possono solo fare bene al paese.

Per capire che l'affermazione di sopra non è una esagerazione basta citare un paio di esempi. Superbonus 110 ovvero (citando le parole dell’ex premier Mario Draghi) “una delle più grandi truffe nella storia repubblicana dell’Italia”. Una misura che secondo l’Enea (l'agenzia governativa che gestisce le pratiche) al 31 maggio del 2023 ha raggiunto per lo Stato un costo di 84,7 miliardi di euro. Una somma gigantesca che senza alcun dubbio si sarebbe potuta spendere in modo diverso. 

“Ha fatto muovere l’economia” affermano i sostenitori del M5s o del Pd, ovvero dei principali partiti che hanno sostenuto il governo Conte bis che ha varato il provvedimento. Il più grande economista del XX secolo, John Maynard Keynes, ha spiegato che anche scavare buche in strada per poi riempirle fa crescere il Pil nel breve periodo. Il problema però è che si tratta di un'attività totalmente inutile e che è decisamente meglio utilizzare i soldi pubblici in modo corretto. 

Non bisognava poi essere dei geni per capire che una misura finanziata addirittura al 110% avrebbe attratto la crema del malaffare italiano. Perché non limitare il finanziamento sotto il 100% chiedendo una quota di partecipazione all'investimento? Questo avrebbe ridotto gli sprechi e allontanato parte degli speculatori. 

Altro esempio dell’incapacità della classe politica di spendere correttamente i soldi pubblici è il Ponte sullo Stretto di Messina, fortemente voluto da Matteo Salvini e da altri spezzoni dell'attuale maggioranza di centro destra. Un’opera che dovrebbe costare 13,5 miliardi di euro. Il condizionale è d’obbligo perché anche in questo caso non bisogna essere dei geni per prevedere che i costi lieviteranno in corso d’opera. L’opera in sé potrebbe essere anche utile ma una domanda è d’obbligo? Considerando lo stato di salute dei conti pubblici è davvero una priorità? Non sarebbe forse meglio spendere tredici miliardi e passa di euro nell’edilizia scolastica e in quella ospedaliera che in certe parti del paese sono in condizioni pietose?

Vogliamo poi parlare dei bonus e dei cashback dati a pioggia senza Isee (e dunque anche alla classi sociali più benestanti, certamente non bisognose) o dell’introduzione di una flat tax al 15% per tutti i contribuenti? Sono semplicemente delle follie.

Limitare i margini di spesa alla classe politica italiana è solo un bene per i cittadini. Questa purtroppo è la triste verità. Perché un’intera classe politica (da destra a sinistra nessuno escluso) imbevuta di populismo ragiona solo in termini elettorali e non per il bene del Paese. Perciò ben vengano le regole severe del Patto di Stabilità, sono la migliore garanzia per dare un futuro ai giovani di oggi, ovvero agli italiani del futuro.

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
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