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Il motore tedesco è in panne: i dati economici sono da incubo e ora Berlino ha paura

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
Il motore tedesco è in panne: i dati economici sono da incubo e ora Berlino ha paura

A Berlino non tira proprio una buona aria. Il dato economico più recente, quello sulla produzione industriale, ha evidenziato un calo dell’1,6% su base congiunturale (ovvero rispetto al mese precedente). Un dato peggiore  delle attese degli analisti che prevedevano una contrazione dello 0,5 per cento. Su base annuale, dunque rispetto a dicembre 2023, la produzione ha perso il 3% e anche in questo caso il dato è risultato peggiore delle stime che indicavano una flessione del 2,4%. Il dato dicembre è solo l'ultimo di una sequenza terribile: si tratta dell'ottavo mese consecutivo in cui l'industria tedesca registra una crescita negativa o pari a zero. L’ultimo dato positivo risale a febbraio del 2023 (+1,7%).

Andamento della produzione industriale tedesca su base mensile (fonte Federal Statistical Office)

La crisi economica tedesca non riguarda però solamente l’industria ma è generale. Il prodotto interno lordo (PIL) si è contratto dello 0,3% nell’ultimo trimestre del 2023, dopo due periodi consecutivi di stagnazione. Su base annuale, sempre con riferimento all'ultimo trimestre dello scorso anno, l'economia ha registrato una flessione dello 0,2% che segue il -0,3% del terzo trimestre e certifica la caduta in recessione tecnica

Andamento del PIL tedesco su base trimestrale (fonte Federal Statistical Office)

La più grande economia europea (la locomotiva della Ue) sta pagando duramente il rialzo dei prezzi delle materie prime (in particolare energetiche) e l'aumento dei costi di finanziamento dovuti al ripetuto aumento dei tassi da parte della Banca centrale europea. Cattive notizie arrivano anche sul fronte dell’inflazione che in Germania a gennaio ha rialzato la testa. L’indice dei prezzi è aumentato dello 0,20% rispetto al mese precedente, dopo il +0,1% di dicembre e il -0,4% di novembre.

Dati economici di questo tipo inevitabilmente producono conseguenze psicologiche negative. Il famoso indicatore IFO, che misura la fiducia delle aziende, a gennaio è sceso per il secondo mese consecutivo, attestandosi a 85,2, molto al di sotto delle attese che lo vedevano a 86,7. La fiducia è scesa ai livelli minimi da maggio 2020, ovvero dai tempi della pandemia Covid-19.

La crisi industriale tedesca alimenta timori non solo di breve periodo ma anche di lungo. L’ascesa della Cina nel settore automobilistico, e in particolare nel settore elettrico, incomincia a fare davvero paura. Le grandi case automobilistiche tedesche, fiore all’occhiello del Paese e di tutta l’economia europea, non appaiono più solide come in passato. Ed è superfluo dire che un collasso del settore auto farebbe colare a picco il resto dell'economia. 

Il futuro della Germania non appare più solido come prima. Noi italiani siamo abituati a fare i conti con un avvenire incerto (a causa dell’elevato debito pubblico e della mediocrità della classe politica) ma per i tedeschi è un vero e proprio shock. Un incubo iniziato nel momento in cui è scoppiata la guerra in Ucraina e Berlino ha deciso senza se e senza ma di allinearsi alle posizioni americane: pieno sostegno (anche militare) a Zelensky e varo di dure sanzioni economiche alla Russia. Una strategia politica che tuttavia (almeno per il momento) ha mandato in panne il motore della principale economia europea.

 

 

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