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Il no dei francesi all’austeriy di Bayrou potrebbe essere il punto di svolta dell’Europa

L’Assemblea transalpina ha respinto un piano lacrime e sangue che ha riportato alla mente le misure varate da Mario Monti in Italia nel 2011

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
Il no dei francesi all’austeriy di Bayrou potrebbe essere il punto di svolta dell’Europa
A sinistra François Bayrou, a destra il presidente Emmanuel Macron (foto Ansa)

 

Il governo francese guidato da François Bayrou è caduto dopo aver perso la mozione di fiducia in Parlamento. L’assemblea ha detto no a un piano di austerity senza precedenti per la Francia. Una stretta fiscale da circa 44 miliardi di euro finalizzata a ridurre il deficit pubblico finito fuori controllo. Tra le misure proposte il congelamento (ovvero il mancato adeguamento all’inflazione) di pensioni e prestazioni sociali, tagli alla sanità, aumento delle imposte sui redditi elevati e addirittura il taglio di due giorni festivi nazionali. Una finanziaria degna del nostro Mario Monti che ha scatenato la ferrea opposizione della maggioranza dei francesi.

La necessità di contenere il deficit 

L’obiettivo del governo era sostanzialmente corretto: abbassare il deficit pubblico dal circa 6% del PIL nel 2024 al 5,4% nel 2025, con un piano di riduzione che puntava ulteriormente al 4,6% nel 2026 e al 2,8% entro il 2029 per stabilizzare il debito pubblico, che a inizio 2025 ha raggiunto livelli record intorno al 114% del PIL.

Ritorna il solito dilemma: austerity o crescita economica?

Avere i conti pubblici in ordine è fondamentale per un Paese ma il punto è un altro: le politiche di austerity sono il modo migliore per farlo? Come noto la teoria economica è divisa sul punto. Una buona parte degli economisti (soprattutto quelli di formazione keynesiana) sostiene che le strette fiscali sono dannose e che l’unico modo per risolvere il problema è far ripartire la crescita economica che in Francia (ma in generale in tutta Europa) continua a essere debolissima.

La storia dimostra che l'austerity è sbagliata 

Chi ha ragione tra le due scuole di pensiero? I fautori dell’austerity o quelli della crescita economica? Per dare una risposta è sufficiente guardare al nostro Paese. Decenni di finanziarie lacrime e sangue hanno risolto i problemi? No. L’Italia è sempre alle prese con gli stessi e identici problemi di bilancio, con la differenza che gli italiani ora sono molto più poveri rispetto al passato. Nel 2024 il deficit italiano si è attestato al 3,4%, ancora una volta sopra i ferrei requisiti di Bruxelles. 

L'austerity è solamente un anti dolorifico 

Se l’assemblea francese avesse dato il via libera al programma economico di Bayrou lo stesso sarebbe accaduto in Francia. L’austerity è solamente un antidolorifico che risolve momentaneamente il mal di denti e niente più. Per risolvere il problema serve altro. C'è bisogno di un nuovo modello di sviluppo che l’Europa deve assolutamente trovare se vuole arrestare il proprio declino. La necessità di un nuovo corso è esplosa drammaticamente nel nuovo ordine geo politico imposto da Donald Trump. 

Le misure da mettere in campo urgentemente 

Quali misure bisognerebbe mettere in campo in opposizione alla cieca austerity dei vari Monti e Bayrou? Le più importanti sono due. Un'accelerazione nell’integrazione economica e politica tra i vari stati membri dell'Unione e il varo di strumenti di debito pubblico comune per finanziare un grande piano di investimenti in grado di rilanciare l'economia europea e recuperare il gap con Stati Uniti e Cina sul fronte delle nuove tecnologie. Esattamente le misure indicate da Mario Draghi nel rapporto "Il futuro della competitività europea" presentato a settembre del 2024. Misure che i sostenitori dell’austerity continuano a non voler ascoltare con il rischio di consegnare il Continente nelle mani delle forze populiste anti democratiche.

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
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