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Come andrà l'economia nel 2024? La previsione dell'economista Kenneth Rogoff

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
Come andrà l'economia nel 2024? La previsione dell'economista Kenneth Rogoff

Tra gli economisti più ascoltati al mondo c’è sicuramente Kenneth Rogoff, professore ad Harvard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale e autore, assieme a Carmen Reinhart, del celebre saggio “Questa Volta è Diverso: Otto Secoli di Follia Finanziaria”. Sulle pagine di Project Syndacate Rogoff ha fatto il punto sulle prospettive dell’economia mondiale nel 2024. Confermando il suo approccio realista e poco incline ai facili entusiasmi l’economista di Harvard ha sollevato più di un dubbio sul quale è opportuno soffermarsi a riflettere.

IL PUNTO SUL 2023 
“L'economia globale – ha spiegato lo studioso - è stata piena di sorprese nel 2023. Nonostante l'impennata dei tassi di interesse gli Stati Uniti hanno evitato una recessione, i principali mercati emergenti non sono caduti in una crisi del debito, e persino l'economia giapponese ha mostrato una vitalità sorprendente. In contrasto, l'Unione Europea è rimasta indietro con il motore di crescita tedesco che ha rallentato dopo la fine improvvisa dell'era di ipercrescita quadriennale della Cina”.

LE DOMANDE DA PORSI PER IL 2024
“Guardando al 2024 – ha proseguito - emergono diverse domande importanti. Cosa accadrà ai tassi di interesse a lungo termine? La Cina potrà evitare un rallentamento più drammatico, considerando il caos nel suo settore immobiliare e l'alto livello di debito dei governi locali? Gli effetti ritardati degli aumenti dei tassi di interesse della Federal Reserve spingeranno gli USA in una recessione? E infine, quale sarà la prossima grande fonte di instabilità geopolitica? Un blocco cinese di Taiwan, l'ex Presidente Donald Trump che vince le elezioni presidenziali degli Stati Uniti a novembre o un evento imprevisto?”.

TASSI DESTINATI A RESTARE A LIVELLI PIU' ALTI RISPETTO AL PASSATO
“Le risposte a queste domande – ha scritto Rogoff - sono interconnesse. Una recessione negli USA potrebbe portare a una significativa diminuzione dei tassi di interesse globali, ma questo potrebbe fornire solo un sollievo temporaneo. Dopo tutto, diversi fattori, tra cui livelli di debito straordinariamente alti, deglobalizzazione crescente, aumento del populismo, la necessità di incrementare le spese di difesa e la transizione ecologica, manterranno probabilmente i tassi a lungo termine ben al di sopra dei livelli ultra-bassi del 2012-21 per tutto il prossimo decennio”. Riassumendo dunque, per Rogoff non bisogna farsi troppe illusioni sui tassi di interesse: i bassi livelli a cui siamo stati abituati per lungo tempo sono un capitolo chiuso.

PROBABILITA' RECESSIONE USA PIU' ALTA DEL NORMALE
“Sebbene l'economia statunitense, contrariamente alle aspettative della maggior parte degli analisti, non sia scivolata in una recessione nel 2023, la probabilità di una recessione è ancora probabilmente di circa il 30%, rispetto al 15% negli anni normali” ha aggiunto l’economista aggiungendo un ulteriore elemento di incertezza.

CINA LONTANA DALLA CRESCITA AL 5% 
E la Cina? Potrebbe essere il Dragone a guidare l’economia mondiale fuori dalle secche? Molto difficile. Per Rogoff “gli sforzi significativi dei leader cinesi per ripristinare una crescita economica annuale del 5% devono affrontare diverse sfide impegnative”. “Innanzitutto – ha spiegato - è difficile immaginare come le aziende tecnologiche cinesi possano rimanere competitive quando il governo continua a soffocare l'imprenditorialità. Inoltre, il rapporto debito pubblico/PIL della Cina, che è salito al 83% nel 2023, rispetto al 40% del 2014, limita la capacità del governo di fornire salvataggi aperti” in particolare “nel settore immobiliare sovra indebitato”.

IL 2024 SI ANNUNCIA UN ANNO DIFFICILE PER TUTTI
“Nel frattempo le tensioni geopolitiche aumentano e i sondaggi suggeriscono che Trump è attualmente il favorito per vincere le elezioni presidenziali statunitensi. Il 2024 è pronto a essere un altro anno tumultuoso per l'economia globale. Questo è particolarmente vero per i mercati emergenti, ma non sorprendetevi se il 2024 si rivelasse un anno difficile per tutti” ha concluso il noto economista di Harvard.

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